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Restelli - Anime dorate 1P

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Il Tesoro delle Anime Dorate
di Riccardo Restelli
(prima puntata)


Questa è una storia di pirati, fantasmi e misteri. Una di quelle storie che è meglio non leggere nelle buie notti d’inverno, quando fuori in strada il vento e la pioggia fanno scricchiolare le finestre di casa e dal soffitto si sentono rumori strani.
Qui si racconta di paura, di oscure presenze e in queste pagine potreste incontrare qualcuno dei vostri peggiori incubi, di quelli che vi tengono svegli tutta la notte a scrutare da sotto le coperte lo spazio vuoto della vostra camera, mentre l’armadio sembra muoversi nel buio come abitato da mostri innominabili.
Io vi ho avvertito, cari lettori, state attenti. Se volete potete fermarvi adesso, gettare questo racconto nel fuoco e non pensarci più. Io non vi biasimerei. Ma se preferite continuare vuol dire che siete coraggiosi e sarà un onore per me essere il vostro narratore.

La nostra storia inizia in una notte nera come la pece, in un approdo di mare come tanti chiamato Porto delle Nebbie, sulla costa settentrionale dell’isola di Santa Cruz. Un cespuglio di luci si specchiava nelle acque scure e immobili, illuminando la sagoma di un veliero ormeggiato: erano le fiaccole di una fetida locanda, così squallida da non avere neanche un nome. Dall’interno una voce suadente intonava una melodia triste e dolcissima:
Siamo scappati dalla morte / ma la morte ci conosce ormai / sappiamo già qual è la nostra sorte / non si può sfuggirle mai...
La ragazza che cantava, seduta su una sedia di fianco al bancone, era piccola di statura, con un ciuffo di capelli biondi che coprivano quasi tutto il viso dolce e pulito. Indossava un vestito blu lucido, con una grande fascia bianca in vita, dentro la quale era infilato un insolito pugnale con la lama a forma di serpente e il manico d’avorio.
– Irene, smettila con questa lagna! – esclamò un marinaio alto e magro, seduto a un tavolo davanti a un boccale mezzo pieno di birra scura.
Per tutta risposta la ragazza estrasse con mossa fulminea il coltello e lo lanciò con mano sicura verso chi aveva interrotto il suo canto. La lama sfiorò con un fischio la testa dell’uomo e si conficcò sul muro di legno dietro di lui.
Il marinaio si alzò, furente. Era evidente come stesse per scoppiare una bella rissa tra pirati ubriachi.
– Fermi tutti! – una voce autorevole sovrastò il brusio. Un’altra giovane donna, alta e slanciata, con un viso dalle fattezze orientali, si intromise tra i due litiganti.
– Elisa, quella pazza di Irene mi ha tirato il pugnale addosso! – le gridò il marinaio.
– Ho visto bene, Gabriele. Ma non ti ha colpito. E noi tutti sappiamo che, se avesso voluto farlo, tu ora saresti già morto.
– Sono stufo delle sue prepotenze. Ora le dò una lezione!
– Sono io che comando qui! Ci penso io – disse Elisa, senza lasciar spazio a repliche. Poi si girò, estrasse il pugnale dalla parete, prese per mano Irene e la trascinò bruscamente fuori dal locale.

– Ma sei impazzita? – Elisa teneva ferme le spalle di Irene mentre la fissava dritta negli occhi.
– Era solo uno scherzo.
– Ma quale scherzo? Due centimetri più in basso e gli avresti perforato quella testa dura!
– Lui mi prende sempre in giro quando canto! E poi sono stufa di stare bloccata in questo porto puzzolente ad aspettare.
Elisa lasciò libera Irene e si girò verso il mare, immobile e nero come un lago d’inchiostro.
– Domani sapremo. E partiremo subito alla caccia del tesoro.
– Sempre che esista, questo tesoro... – Irene aveva un tono di scherno.
– Esiste. – Elisa si girò con uno sguardo gelido e, senza dire altro, rientrò nella locanda.
Ora, dovete sapere che guidare una masnada di pirati non è una cosa molto facile, soprattutto per una donna, anzi per una ragazza, come a quel tempo era Elisa. Da quando suo padre, il famoso Corsaro Nero-Azzurro, si era ritirato inspiegabilmente a bere rhum e a mangiare tortillas nelle bettole di Las Palmas, lei ne aveva raccolto l’eredità, vincendo a colpi di spada e cervello lo scetticismo di vecchi lupi di mare, come Piero
“Viso d’Angelo” o Gabriele detto “lo Smilzo”.
Irene era la sua pupilla, scovata in un vicolo di Timanfaya dove viveva in mezzo ai gatti, forse per questo randagia e infedele come un felino. Elisa aveva faticato a imporla a un equipaggio fatto quasi solo di maschi, dove ogni occasione era buona per litigare, ma era sicura che lei sarebbe stata molto utile, un giorno. E poi aveva una voce bellissima, anche se si fissava su quelle melodie così tristi e lugubri...
Comunque Elisa ci sapeva fare e in un modo o nell’altro i suoi uomini la rispettavano. Almeno finché lei fosse stata capace di farli arricchire. E questo ci riconduce al motivo per cui la
Ninja era ormeggiata da diversi giorni a Porto delle Nebbie.
Ma non anticipiamo i tempi.

– È ora, andiamo! – Elisa svegliò Irene e Piero mentre fuori dalla locanda era ancora buio pesto. I tre uscirono in tutta fretta sulla strada principale e, senza dire una parola, s’incamminarono verso la fine del paese. Presero poi un sentiero che si inerpicava su una ripida collina, diretti verso uno dei luoghi dell’isola di Santa Cruz più temuti da uomini e animali: la grotta misteriosa dove viveva Camilla la Sibilla, infallibile indovina per i pochi che avevano il coraggio di consultarla, malvagia strega per i tanti che ne avevano paura.
– Quella vipera non ci aiuterà a decifrare la mappa – disse a denti stretti Irene mentre faticava sul sentiero ripido, attenta a non mettere un piede in fallo nel buio della foresta.
– È la nostra unica speranza – rispose Piero.
– State zitti. Tutti e due. Siamo vicini alla Grotta del Diavolo – intervenne Elisa.
Il terreno sotto i loro piedi diventava sempre più caldo, e l’erba del sottobosco aveva ormai lasciato il posto a un terriccio rosso da cui si alzava qua e là qualche piccolo sbuffo di fumo. La Grotta del Diavolo era in realtà la bocca semichiusa di un vulcano ancora attivo. Lì viveva Camilla, ma il luogo sembrava deserto.
– Sono le quattro del mattino. Siamo in perfetto orario, se le mie informazioni sono giuste. Dov’è la Sibilla? – chiese Elisa ai due compagni, mentre scrutava le profondità della grotta. All’improvviso i tre sentirono un soffio di aria gelida arrivare dal buio della foresta dietro di loro; si girarono e si trovarono di fronte a una giovane ragazza, quasi una bambina, bianca in viso, bellissima, immobile, così minuta e leggera da sembrare sospesa nell’aria. Era Camilla, la Sibilla, e li guardava con occhi penetranti, come scavando dentro la loro anima a cercare segreti e debolezze.
– Dovete essere molto coraggiosi per venire in questo luogo in una notte senza luna – la sua voce era caldissima e avvolgente, anche se faceva gelare il sangue nelle vene, – oppure avete bisogno di un aiuto veramente speciale.
Elisa non si fece pregare:
– Sapevamo che questa notte saresti tornata alla grotta e ti abbiamo aspettato per chiederti aiuto.
– Perché dovrei aiutarvi? – Camilla stava guardando con insistenza soprattutto Piero, che si sentiva sempre più a disagio.
– Abbiamo una mappa del tesoro ma non riusciamo a decifrarla. Aiutaci, e una parte di quello che troveremo sarà tuo.
La strega rimase in silenzio per un attimo. Poi puntò il dito indice verso Piero e disse a bassa voce:
– Lasciatemi lui.
– Come? – risposero insieme Elisa e Irene.
– Io decifrerò per voi la mappa, ma voi mi lascerete in ostaggio questo bel marinaio, fino al vostro ritorno con la mia parte del tesoro.
– Non se ne parla neanche! – esclamò Piero, che si girò per andarsene. Elisa lo fermò.
– Non essere stupido. Hai detto tu che lei è la nostra ultima speranza! E poi torneremo prestissimo.
– Ho detto di no! Quella è capace di torturarmi.
– Non credo che la sua intenzione sia quella di torturarti... – concluse con tono divertito Elisa, mentre con una mano teneva fermo il povero marinaio e faceva un cenno a Irene di aiutarla a immobilizzarlo. Per Piero non ci fu scampo e si ritrovò legato e imbavagliato come un salame, mentre le tre ragazze entravano nella Grotta del Diavolo.
Camilla prese in mano da Elisa la piccola pergamena che raffigurava un’isola, decisamente più piccola di quella in cui si trovavano. Qualcosa però, nel profilo delle coste, sembrava a tutti familiare: la parte nord di quella terra disegnata sulla carta seguiva sostanzialmente la fisionomia di Santa Cruz, con la frastagliata costa settentrionale interrotta da una baia che assomigliava vagamente a quella di Porto delle Nebbie. A sud, invece, era raffigurata solo una montagna dal profilo dolce, e una grande spiaggia, mentre la costa meridionale di Santa Cruz era famosa tra i naviganti per l’impressionante Scogliera Nera, che si tuffava alta e ripida nel mare. A circa metà strada tra la sommità della montagna e la spiaggia una rozza X indicava, probabilmente, il luogo dove scavare.
Dovete sapere che Gabriele, che più di tutti aveva viaggiato per i mari occidentali, aveva studiato per giorni e giorni quella mappa ma non aveva individuato nessuna delle isole conosciute, sebbene le avesse visistate quasi tutte. Il ricorso alle capacità divinatorie della Sibilla era veramente l’ultima possibilità che restava per svelare l’identità dell’isola misteriosa.
Camilla chiuse gli occhi, diventò ancora più bianca di quello che già era e cominciò a tremare. Elisa e Irene sentivano attorno a loro presenze demoniache, rumore di zoccoli e puzza di zolfo mentre dalle fessure sul pavimento della grotta si vedeva la lava rossa scorrere, lenta e densa. Il calore diventava sempre più soffocante.
Poi Camilla sentenziò, come in trance:
Non altro luogo ma altro tempo bisogna cercare / Per le anime dorate finalmente trovare.
Quindi aprì gli occhi e aggiunse:
– Questo è tutto. Ora andate perché dovrò tenere a freno i demoni che ho evocato.
– Ma... – Elisa era perplessa.
– Andate, ho detto! – gridò Camilla, mentre dal buio della grotta i rumori aumentavano e gli odori diventavano più intensi.

È noto a tutti che i responsi degli indovini sono spesso ambigui, figuriamoci quelli delle indovine. Il fatto è che Elisa si ritrovava con un marinaio in meno (povero Piero!) e nessuna certezza in più. Irene, invece, dal momento che era uscita dalla grotta stava pensando, pensando, pensando...
– Ci sono! – esclamò all’improvviso.
– Cosa? – rispose Elisa.
– L’isola della mappa è Santa Cruz!
– Non è possibile.
– Quando si è svegliato il vulcano?
– Più di cento anni fa, secondo la leggenda – Elisa cominciava a capire.
– Questa è la mappa dell’isola di Santa Cruz prima dell’eruzione che ha sconvolto la costa meridionale e ha creato la Scogliera Nera.
– “
Non altro luogo ma altro tempo cercate” – ripetè Elisa. – Ma sì, è giusto! La costa nord non è cambiata, mentre la costa sud adesso è completamente diversa.
Ora, a lettori attenti come voi, non può sfuggire che la naturale conseguenza di questa scoperta era che la X era posizionata proprio in corrispondenza della bocca del vulcano, da cui era scaturita la lava che aveva trasformato una spiaggia sabbiosa in una scoscesa scogliera di basalto nero. E questo rendeva un po’ difficile pensare che il tesoro fosse soppravissuto al cataclisma. Il che dava un brutto colpo ai sogni di ricchezza di Elisa e dei suoi pirati. Ma soprattutto faceva diventare piuttosto incerta la sorte di Piero, rimasto suo malgrado nelle grinfie di Camilla la Sibilla.
E poi, cos’erano le
anime dorate?

(Fine della prima puntata)
(seconda puntata)

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