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Paolo Moiraghi

RUBRICHE

LE POESIE

A tutte quelle persone che
non hanno il coraggio di esprimere
le proprie emozioni per il timore
di essere giudicate frivole.


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TITOLO: NOTTI ROSA
AUTORE: PAOLO MOIRAGHI
EDITORE: OTMA EDIZIONI
INFORMAZIONI: SONO 82 RACCONTI, COMPRENDENTI ANCHE POESIE PER UN TOTALE DI 186 PAGINE.
GENERE: RACCONTI CHE HANNO COME COMUNE DENOMINATORE L'UNIVERSO FEMMINILE VISTO DA UNA PROSPETTIVA MOLTO PARTICOLARE.

PER ACQUISTARE : CONTATTARE L' AUTORE paolo.moiraghi@inwind.it


Prefazione

Mai titolo fù più azzeccato. “Notti” perché queste pagine sono nate in quel segmento di giornata che solitamente è dedito ad altre funzioni più o meno nobili. “Rosa” perché il tema centrale del libro è quell’universo femminile sconosciuto in gran parte a noi uomini. Crediamo di conoscerlo attraverso le nostre esperienze, ma poi ci accorgiamo che non è così. E quest’universo mi piace raccontarlo a modo mio da diverse angolature, attraversandolo con curiosità e rispetto, cercando di svelarne gli aspetti più inesplorati. E’ un modo riflessivo per ricordare a tutti quanto le donne siano al centro della vita con le loro ansie, le loro qualità, le loro dolcezze, le loro incertezze, i loro errori. E noi uomini siamo lì pronti a corrervi incontro talvolta dolci, spesso invadenti, quasi mai sinceri. In queste pagine non troverete ricette magiche o medicamenti per il mal d’amore ma solamente storie di tutti i giorni, mie, vostre, di altri. E io, instancabile curioso, mi sono divertito ad osservare attentamente tutto ciò che mi circonda senza più sorprendermi di nulla. Cambiano i tempi, e cambiano le abitudini: le care vecchie lettere d’amore sono, ahinoi, sostituite dagli SMS, dall’e-mail, dagli sguardi del “nulla”. Oggi si parla al telefono per ore senza dirsi niente; manca il contatto visivo, vocale, fisico, affettivo. Mi auguro semplicemente di poter suscitare piccole stille di emozioni in voi, cari lettori e come si conviene: buona lettura.

Paolo Moiraghi

DUE RACCONTI PER GLI AMICI DI SOGNIDIGNOMO


UNA GIOIA PER TRE

L’odore di corsia è qualcosa di tristemente inconfondibile all’olfatto e io con i miei periodi di iperosmia, lo soffro particolarmente. Quel pomeriggio assolato trascorso al San Paolo durante l'attesa di un verdetto che non giungeva mai, è stato più di una semplice esperienza; quando devi sottoporti ad esami invasivi che richiedono per forza di cose un attento monitoraggio, non puoi esimerti dal recarti in ospedale e qui tutte le gerarchie che fuori regolano il mondo, non contano più; è come essere in caserma: non porti nessuna domanda e aspetta con pazienza il tuo turno.

E’ scesa dal reparto una donna molto anziana, un macchinario obsoleto quanto complesso la aiuta a respirare mentre lei è lì sdraiata sul letto quasi immobile. Io passeggio nervosamente per il corridoio mentre una signora sulla cinquantina le si avvicina e con l’amore di una madre, l’accarezza dolcemente sussurrandogli parole buone. Non la conosce ma le tiene la mano, senza pretesto, senza alcuna alchimia sentimentale, senza alcun ritorno affettivo. L’anziana nonnina, provata, ricambia il gesto con un impercettibile sorriso e una leggera stretta di mano, che in quel momento sono tutta la sua vita. La donna la rassicura ancora una volta accarezzando i suoi capelli canuti, io smetto di passeggiare impazientemente e mi siedo tranquillo aspettando il mio turno: provo qualcosa di bello. In quel piccolo gesto c’è il sale della vita. Tre persone hanno qualcosa in più di una semplice visita di controllo da raccontare.



SEMAFORI

In quel periodo uscivo con Annamaria. Ero entrato a far parte della grande famiglia dei pendolari per amore poiché lei abitava a Rho ed era pure senza patente. Credevo che tutto ciò potesse farle capire quanto fosse importante per me, invece dopo soli quattro mesi iniziò a cambiare. Non so nemmeno io cosa successe ma in pochi giorni tutta la mia pazienza si stava consumando. Solitamente mi aspettava la sera alle nove, io citofonavo, lei scendeva e uscivamo insieme. Generalmente sono uno che si presenta sempre puntuale agli appuntamenti ma quando giri spesso in macchina, sai quando parti e non quando arrivi. Improvvisamente lei era diventata ipercritica, tutto ciò che facevo era un buon motivo per polemizzare e si finiva per discutere lungamente di questioni frivole. Se mi presentavo con qualche minuto d'anticipo mi diceva che ero un inquieto, se arrivavo leggermente in ritardo mi sentivo dire che non la consideravo importante e le mancavo di rispetto. Le dedicai memorabili attenzioni per cercare di ricucire lo strappo regalandogli coccole e rose: credevo di essere riuscito a farle capire che lei era molto importante per me ma evidentemente ho peccato d'ottimismo.

Un martedì di fine settembre passai a prenderla alle nove spaccate e lei, con il tatto di un elefante in sovrappeso mi disse: -Non so se tu sei un inquieto che ha preso tutti i semafori rossi o un menefreghista che li ha presi tutti verdi.- -Non lo so nemmeno io- risposi con naturalezza; salii in macchina e varcai il portone della clinica per l’ultima volta.


Grazie a Stefano F. per la sua presenza puntuale


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