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Moiraghi intervista Yuyu

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Presentazione

Yuyu

Un successo inaspettato, un mondo sconosciuto.
Televisione, radio, stampa.
Un apice con un'inevitabile "discesa". Impreparata e forse troppo ingenua, sono stata mal gestita e tra le mani mi sono alla fine ritrovata il nulla.
Giuditta si è tirata su le maniche e si è re-inventata.
Ho iniziato a lavorare come hostess su voli privati e in un bar, ma la sofferenza dentro ha preso il sopravvento con una crudele maschera chiamata anoressia.
Lentamente, piano piano…
Ho iniziato a saltare i pasti e privarmi di ogni sorta di piacere. Persino dell'acqua.
Giornate schiavizzate da una mente che ha preso il totale controllo sul mio corpo e sui miei pensieri.
Nel giro di due mesi, la sagoma del mio essere si è fatta sempre più sottile.
A giugno del 2007 sono stata ricoverata in ospedale in compagnia di una flebo 24 ore su 24.
Mi sono fatta dimettere credendo di potercela fare da sola.
Ho però perso il senso di onnipotenza sull'ago della bilancia e non sono più riuscita a tornare sul 4…
39, 38, 37, 36…
"Sei tra la vita e la morte e il tuo cuore può smettere di battere da un momento all'altro".
Queste le parole che mi hanno colpita ed è così che mi sono affidata abbandonando il mio desiderio di essere così visibilmente invisibile.
21 Ottobre 2007: ricoverata d'urgenza presso il Palazzo Francisci di Todi specializzato nei disturbi alimentari.
Credevo di riuscire in due mesi, invece ne sono passati quattro.
Lunghi, estenuanti, ma che ora mi appaiono un fugace attimo di amore verso me stessa.


LA SCELTA DI GIADA

Ho percorso questo bianco corridoio con passo veloce quasi volessi dimenticarlo in fretta, ma non finisce mai. Sfortunatamente lei è sempre la, in quell'ultima stanza in fondo alla corsia, nel suo letto pieno di peluche e dolore. Da quando la conosco io, dai tempi delle elementari, Giada è sempre stata magra ma oggi è un fuscello che non si reggerebbe in piedi nemmeno in tempi di bonaccia. Sono trentasei chili di sofferenza alla stato brado e pensare che me la ricordo ancora con i suoi jeans lisi e una maglietta a righe orizzontali bianche e blu. -Dove hai lasciato la gondola?- le dicevo scherzando per strappargli uno dei suoi rari sorrisi. Ma lei non è mai stata il tipo di grandi esternazioni, aveva costantemente l'aria insofferente di chi, pur non avendo grandi ferite aperte, non trovava nulla di buono per cui sorridere. Poi vennero giorni di grande subbuglio interiore che culminarono nella sua partenza con lui verso quel paese lontano dove c'e sempre il sole e i capelli si asciugano da soli tra una parola e l'altra. Lui l'ha conosciuta, l'ha studiata, seguita, punita, umiliata, forse anche picchiata e il Signore mi perdoni se oso dire che a modo suo, forse l'ha anche amata! Ed ora Giada è qui di fronte a me, che mi vergogno persino di essere sovrappeso; forse vorrei donarle, tramite uno strano transfer, i miei chili in eccesso ma so che è solo pura utopia. Lei ha scelto di lasciarsi andare nel modo più subdolo e naturale per un essere umano: il rifiuto al cibo, a quella benzina indispensabile al nostro motore pensante. Io la guardo intensamente, la fisso attentamente, le parlo sottovoce, cerco di dirle qualche parola buona che possa in qualche modo far scattare quella molla che è il desiderio, la speranza; mi rendo conto che quella bottiglietta rovesciata all'ingiù per terminare nelle sue vene, non può essere la sua unica fonte di vita. E lei ora chiude dolcemente gli occhi, io le asciugo quello strano sudore dalla fronte sussurrandole poche belle parole. La sua mimica facciale si addolcisce appena, ma mi basta per credere che prima o poi, Giada farà la sua scelta. Per lei, per me, per noi, per i giorni che verranno.


A chi lotta ogni giorno:
perché non smetta mai di farlo!

L'INTERVISTA di Paolo Moiraghi

Grazie Giuditta, per aver raccolto il mio invito e regalare questa testimonianza a chi lotta quotidianamente. Partiamo con l'intervista.


  • Qual è il primo pensiero di una ragazza che soffre di anoressia nel guardarsi allo specchio?


- Nessun pensiero reale. L'immagine è totalmente distorta e piano piano i contorni del tuo corpo li crei tu nella tua testa. Lo specchio riflette via a via una figura ben lontana dalla verità. I tuoi occhi diventano malati e schiavi di pensieri ossessivi.

  • E il secondo?


- Il secondo? E' la terribile onnipresente sensazione di non sentirsi magre anche davanti all'evidenza.

  • Dalla tua esperienza, sai dirmi se esiste un alimento o un cibo particolarmente sfizioso capace di sottrarti, anche se solo parzialmente, a questo oscuro meccanismo di avversione al cibo?


- L'anoressia porta paradossalmente ad avere un continuo senso di appetito. Il cibo diventa una sorte di ossessione, infatti, sono comuni la passione per la cucina, le gite al supermercato, le trasmissioni gastronomiche, il sognare di essere a tavola e mangiare….Un supplizio. Una sofferenza. A cosa non ho mai rinunciato? Mezzo cucchiaino scarso di marmellata o miele. La cosa che più mi è mancata? Il pane.

  • Non pensi che un percorso o un corso di "buona cucina" possa avere un effetto "scossa" nei confronti di chi vive questo problema?


- La mia più grande passione è la cucina. Sono un'ottima cuoca rinomata. Nel corso degli anni ho persino scritto una sorte di libro di ricette…ovvio…per gli altri… Nella mia totale privazione, sono riuscita a crearmi i sapori nella testa. Senza neanche assaggiare so esattamente i gusti, le dosi…Non credo possa avere un effetto scossa. E' un "hobby" molto diffuso tra le persone con disturbi alimentari. Non saprei…

  • Quando vedi una persona in forte sovrappeso cosa pensi?


- Non penso, non vedo, non giudico. E' una malattia e mi fa male. La sofferenza degli altri mi coinvolge molto. Sogno ancora un mondo a colori…

  • E quando vedi delle immagini forti provenienti da alcune zone del mondo dove alimentarsi "non è una certezza quotidiana", quali considerazioni ti colpiscono, alla luce anche di una tua esperienza di cooperazione?


- Mi sento in colpa, stupida, ingrata. Mi faccio schifo.

  • Io ho trovato particolarmente importante la campagna pubblicitaria di "Dove", che promuoveva donne rotonde e non più giovani come modello di bellezza: non pensi che si debba cercare di dare maggior importanza alla comunicazione "sensibile", anche in considerazione dei tempi che cambiano rapidamente?


- Certe immagini dovrebbero essere vietate. Tengo comunque a sottolineare che i disturbi alimentari non nascono per inseguire un modello, una taglia. Hanno molte volte radici ben più profonde. Non sono un capriccio… Sicuramente su ragazze e ragazzi più giovani, certi criteri di bellezza da cui veniamo bombardati dalla mattina alla sera, possono avere un'influenza maggiore… La campagna di "Dove"? Meravigliosa. Ma dopo una serie di episodi di un anno fa (campagna di Toscani, morte di alcune modelle), non avevano detto tutti "basta" alle taglie 38? Quanto è durato? Poco…Perché se guardi una rivista o una passerella di oggi non è cambiato nulla… Bisogna anche dire che ci sono ragazze magre per costituzione (riscrivo magre, non scheletriche). Ma lo vedi quando non è così. La privazione ti toglie lentamente espressione e gli occhi diventano malinconici.

  • Quanto pensi, in percentuale, possa aver inciso il fatto di aver raggiunto la notorietà e di conseguenza un certo tipo di "frequentazioni", a proposito del tuo problema con l'anoressia?


- La mia bestia covava in me da anni. Non sono caduta nell'anoressia per Yuyu. L'improvvisa notorietà ed il vuoto che si è creato attorno a me al calar del sipario hanno senz'altro contribuito molto alla mia precipitosa caduta nell'anoressia. Tutti gli amici si sono a mano a mano dissolti nel nulla ed alla fine mi sono, nel vero senso della parola, ritrovata con in mano un pugno di mosche. Niente. Nulla. Mi sono fidata…

  • E quale pensi possa essere il primo piccolo passo per prenderla a schiaffi?


- Volersi bene ed affidarsi a chi di competenza.

  • Se "il cucchiaio è una culla", che cos'è la "bilancia pesapersone"?


- Uno strumento di tortura. Un'ossessione, fissazione. Ne diventi schiava.

  • In due parole, Giuditta, cos'è l'anoressia?


- Se ci fossero solo due parole, sarebbe già un traguardo…

  • Che rapporto di parentela puoi trovare nel definire Giuditta e Yuyu?


- Chi è Yuyu? No scherzo. Yuyu è una parte della mia vita che custodisco in un cassetto dei miei ricordi di cui molti meravigliosi ed indimenticabili. Ogni tanto ci sbircio dentro. A volte sorrido, a volte provo rabbia per come sono andate le cose e per come sarebbero potute andare.

  • Puoi usare due colori per definirle?


- Giuditta è una bella tavolozza di colori di cui non vedo l'ora di poter staccare il sigillo per attingere alle varie sfumature della vita. Yuyu è bianca e nera…come la mia bilancia…

  • Il prossimo sogno nel cassetto per Giuditta?


- Chiudere questo cassetto della mia vita e buttarne via la chiave.

  • Bene, Giuditta. Io ti ringrazio per questa testimonianza che sicuramente contribuirà a nuove riflessioni su questo grosso problema dell'anoressia. Lascio a te queste righe per concludere questo momento, con un tuo libero pensiero di conclusione, qualunque esso sia.

Bentornata e soprattutto "BUON VIAGGIO" per il resto del cammino.

E' dura….MOLTO…. Ma voglio ritrovare il mio sorriso.


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