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Mantovani - ...televendite

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Che belle le televendite
di Emanuele Mantovani

PREFAZIONE
Ci pensavo l’ altra sera guardando quel poco di telegiornale che i miei figli mi consentono di vedere, in pratica il sommario iniziale, da quando, con il digitale inserito, il logo di Boing campeggia nell’angolo destro del televisore praticamente notte e giorno. Pensavo del Telegiornale: bella la sigla, belli gli studi con effetti di luci, musica e clip video toccanti, presentatori di bella presenza ordinati nel vestire e pettinatissimi, anche i calvi, non so se anche a voi danno questa impressione, ma sembrano ancora più in ordine di quelli che incontri per strada ma, arriva il peggio perchè, non appena terminato il saluto di introduzione, iniziano con una sequela di notizie da film horror ascoltando la quale, ti viene istintivo guardare l’orologio per confermare a te stesso che si tratta del vero telegiornale e non di uno di quegli spezzoni inseriti dallo sceneggiatore nella trama di un film.

I CONTENUTI
Stragi familiari, vendette della malavita, rapine finite in tragedia, attentati, incidenti stradali e incidenti sul lavoro, violenze gratuite fuori dagli stadi o nelle scuole, pedofilia, il tutto farcito da notizie che ti trasportano da uno scoramento ad un altro perchè vedi rappresentanti del nostro paese nel mondo, i nostri biglietti da visita nella “high society” internazionale, invischiati in storielle piccanti di sesso e droga e scopri, tuo malgrado, che quello che per te è reato, per altri è una regola di vita e ti dimostrano il loro disappunto per il richiamo con la stessa faccia che hanno i bambini quando rovesciano le tempere sul grembiulino nuovo dando sempre la colpa al compagno. Oppure ti arrivano notizie di politici che litigano tra di loro, nel tempio della politica e della cultura (?), con la stessa veemenza che ha la signora Pina portinaia con chi non chiude l’ ascensore, e ti accorgi che almeno la Pina lo fa per dovere di incarico mentre i politici lo fanno “ perché –lui- non deve fare la pipì di qua ma nell’altro bagno di là con i maschietti...” e qui ti scattano le budella perché che lui la faccia anche sotto la scrivania a noi italiani poco interessa, ci farebbe invece più piacere che la stessa attenzione e lo stesso zelo saltassero fuori quando le votazioni in Parlamento vengono falsate dai famosi pianisti che votano anche per gli assenti, retribuiti, che probabilmente preferiscono farla a casa per non sbagliare! Il vostro dovere è quello di governare un paese e non solo di tutelarvi quando andate in bagno, con o senza carne crescente!

E ALLORA ?
Ma allora...benvenga la Televendita !
Divano, poltrona, seggiola… ? devi sceglierti il giaciglio con la stessa attenzione che un duellante pone nella scelta dell’ arma. Una scelta importante, infatti, perché la comodità è indirettamente proporzionale alla durata della visione. Ecco, hai scelto, ora non ti resta che scegliere il prodotto in piena libertà, basta girare sui canali. Puoi trovare il frullatorino a forma di lampeggiante della polizia, oppure ti becchi l’impastatrice con la grande Orietta Berti e con il cuoco Guerino, e qui la tua mente può farti un brutto scherzo mostrandoteli lì per lì come protagonisti di alcuni fotogrammi della versione hard/horror di Ghost, o magari la televendita di coltelli con il magico Tony, un vero cult per gli appassionati, e la Katia ? dove me la metti la Katia che sta girando l’ Italia con il figlio che, se lo guardi bene, lui con gli anni è invecchiato ma lei no, la Katia è sempre quella, quella che salta, che pattina, che cade nella neve, che grida “…sciura Maria grazie di esistere…”bè io sono convinto che sia la moglie del baffo, Roberto da Crema, e se così non è nella realtà, a me piace crederlo lo stesso!. Ecco hai scelto, posi il telecomando, ti passi le mani tra i capelli o ti dai una grattata dove preferisci ma, non ti sei ancora reso conto ? bè, te lo dico io : ti sei già rilassato! Ora puoi goderti lo spettacolo.




IL SEGRETO
Meglio dire “I SEGRETI”, già, perchè i segreti che mi fanno preferire le televendite alle normali programmazioni sono diversi: per esempio posso scegliere una televendita anche se già iniziata, infatti il filmato è in loop e quindi ricomincerà senza preavviso e senza che io me ne accorga, almeno per i primi due giri di boa. Voglio qualcosa di tranquillo ? bè allora scelgo la collezione già incorniciata della storia della Lira con tutte le monete nei tagli circolati. Qualcosa che stuzzichi la fantasia “fantasia”? Mi fermo sulla bionda in tuta che pedala sulla cyclette con il manubrio che sale e che scende, pochi minuti e comincerà ad ansimare come il mantice di una fisarmonica. Voglio il frizzante? E allora “tac” ti becco la Katia, con il figlio, che attraversa un ponte tibetano al grido di “…sciura Maria grazie di esistere…”
Un segreto risiede anche nella fluidità delle immagini con una illuminazione costante, senza colori eccessivamente intensi e con tutte le scene che vanno via lisce con la loro progressiva lineare.E poi i suoni, le parole e l’atmosfera che ti rassicura, a proposito, parlavo dell’assenza di colori intensi, bè se si fa eccezione per il rosso della faccia di quel “senior” con la barba che prende la posizione capovolta durante la dimostrazione.
Ma il vero segreto che mi fa preferire le televendite è che durante la loro visione non potrà accadere mai nulla che possa turbarmi, assolutamente nulla che non sia già stato previsto, nel video logicamente, nessun fuori programma, tutto filerà liscio e non ci saranno aggiornamenti sul numero dei feriti di questa o di quella sciagura, non ci saranno notizie spiacevoli di scandali…niente proprio niente neppure una pubblicità che possa interrompere questo lento, costante e placido fiume di parole e immagini che trasporterà la nostra imbarcazione verso la pace.
Anche il finale è diverso dal solito”…e vissero felici e contenti…”no, qui dipende dal prodotto, ma spesso si chiude con “…vedetelo a casa vostra senza obbligo di acquisto !” …provare per credere.

Emanuele Mantovani

El pisulin dopo mangià.
elaborazione milanese di Tullo Montanari

Cusa ghe de puse bel del pisulin dopo avec mangià a mesdì nei dì de festa ?
Se po fora el fioca el risulta puse bel ammò.
Te se sta a taula cunt i to gent, ormai sem quasi visin ai do ur, la taula le silensiusa perché fio e tusan in andà a fa bacan nell' altra stansa, gli ultim rimast a taula fan anda i dent cun la fruta seca e i don in dre a cuntasela in cusina davanti al lavandin.
Ti te ghe apena finì de mangià na banana e te se adre a bef quel bicer de vin pusè de quel che te bevet nei di nurmal, quant dopo te ghe de andà a laurà.
Ecco bele finì, ades te se alset, te guardet in gir a vedè i alter per fa capì che l'e minga per mancansa de educasiun che te se aluntanet ma perché te sentet ubligà a tirà su el cu dalla cadrega.
Te fe finta nel girà in gir al taul de guardà i futugrafi incurnisà in sul bufè, che chisa i volt che te ie vist, e pian pianot te ve vers la sala, la patria del divan.
Chisà po perché, te penset, in sala se radunen tuti gli udur del mangià apena servì, par quasi che anca lur gan voia de fas un gir chi prima de svanì quand se derva la finestra, propri da quela in due te se dre a guardà fora la nef che la ven giò bela fita e te penset, intant che te poget i bal al calurifer, chisà che fret ga de fa in campagna e te imaginet i camp bianc quatà de nef.
Te se giret e te vedete l divan cume el Carlo Mauri el guardava la cima dela montagna che ghe pareva quasi de tucà el ciel cont un un dit.
Tri, do, vun… giò, el cu le pugià e a ti invece te par de tucà el paviment cunt i ciap. Aahhh che bela storia, te penset intant che te poget la scena al scenal e te guardet el lampadari.
Oddio se ghera anca un cusin stavi sentà giò puse comud, e alura te se slunghet perché sul divan el cusin l'è sempre dal'altra part de ndue te se poget, ecco perché forse li fan a du a du !
Che bel, ultim sfors e te ciapet el giurnal sul taulin davanti al divan. Che manovra inutil, tel se giamò che te guarderet apena el titul che te giamò let le settimana pasada.
Ades tel poget in sul divan insci almen te ghe de la sudisfasiun ala tua miè de rispustal sul taulin, po te paset la man averta su tuta la facia e ala fin te se stranfugnet i oc ben ben.
El gumbit l'è giamò pugià sul braciol del divan e la man te la poget a fa scur su gli oc, inscì te penset, quei che pasa diran minga " va chellì chel dorma " no no se dumanderan " chisà cusa le dre a pensa ?!
E le vera, perché ti te se dre a fa un penser propri prufund e te turnet indre a quan te andavet de giuin all'uratori nel di de festa e impurtava no se ghera el sul ol piueva, l'impurtant l'era giugà e guardà i tusan, ma sensa fas vedè.

Il sonnellino dopo pranzo
poesia di Emanuele Mantovani

Cosa c'è di più bello nei giorni di festa, dopo aver pranzato, di un pisolino?
Se poi fuori nevica il tutto risulta ancora più bello.
Hai pranzato con amici e parenti e sono quasi le due del pomeriggio, la tavola ora è silenziosa perché i ragazzi e le ragazze fanno baccano in un'altra stanza, gli ultimi rimasti a tavola stanno mangiando la frutta secca e le signore sono in cucina davanti al lavandino a chiacchierare.
Tu hai appena finito di mangiare una banana e stai bevendo quel bicchiere di vino che ti concedi in più, rispetto a quello che bevi nei giorni in cui dopo pranzo devi tornare al lavoro.
Ecco che hai finito, ti alzi guardando gli altri quasi scusandoti con lo sguardo perché capiscano che non ti allontani per maleducazione ma perché senti l'esigenza di fare due passi.
Nel girare intorno al tavolo fingi di guardare interessato le foto incorniciate sul buffet, e chissà le volte che le hai viste, e piano piano ti dirigi verso la sala, la patria del divano.
Entrando in sala ti domandi perché mai, ristagnino sempre in quella stanza gli odori delle portate del pranzo, quasi che anche loro vogliano fare una capatina qui prima di svanire all'apertura della finestra, la stessa dalla quale stai guardando la neve fitta che scende pensando, mentre ti appoggi al calorifero, al freddo che deve fare in campagna e immaginandoti i campi bianchi coperti di neve.
Ti giri e guardi il divano come Carlo Mauri guardava la cima della montagna, con la soddisfazione di chi tocca il cielo con un dito.
Tre, due, uno…giù, il sedere è appoggiato e a differenza dl Carlo Mauri a te sembra di toccare il pavimento con il sedere. Che bello, pensi, mentre appoggi la schiena allo schienale e guardi il lampadario.
In realtà se ci fosse anche un cuscino starei più comodo, ecco quindi che ti allunghi per prenderlo perché su un divano, il cuscino, è sempre dalla parte opposta a dove ti siedi, ed ecco forse il motivo per il quale alla vendita propongono quasi sempre la coppia!
Che bello, ultimo sforzo per prendere il giornale sul tavolino davanti al divano. Operazione decisamente inutile perché sai benissimo di riuscire a leggere solo un titolo, tra l'altro, giusto quello che hai già letto la settimana scorsa.
Ecco che lo fai scivolare sul divano così almeno concedi a tua moglie la soddisfazione di rimetterlo sul tavolino, e poi ti passi la mano aperta sulla faccia e ti strofini energicamente gli occhi.
Hai già appoggiato il gomito sul bracciolo del divano mentre la mano copre gli occhi, così chi vedrà dal corridoio non potrà dire "guardalo che dorme" ma si domanderà " chissà a cosa sta pensando ?"
Ed è vero perché tu stai pensando molto profondamente e stai tornando indietro nella memoria a quando da ragazzo andavi all'oratorio la domenica, a quando non importava se il tempo era bello o brutto, ma l'importante era divertirsi e guardare le ragazze… ma senza farsi vedere.


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